Roberto Mordacci, La condizione neomoderna

Vele
pp. 144
€ 12,00
ISBN 9788806236519

Il postmoderno è morto. La storia, la filosofia, la scienza e l’arte hanno ricominciato a scorrere, in modo inquietante e convulso. È la nuova modernità: una sfida e una speranza.

Il postmoderno è morto. La tesi che proclamava la «fine» di ogni cosa (soggetto, verità, storia, morale) non è piú capace di intercettare i movimenti epocali del presente. Il postmoderno non ha compreso le sfide create dalla crisi di una parte della modernità: positivismo e idealismo hanno infatti radicalizzato alcune intuizioni moderne, finendo però per tradirle profondamente. I postmoderni hanno rigettato quei travisamenti insieme alla radice sana, rifiutando in blocco la modernità. Ora, dopo il fallimento di quella diagnosi, ci troviamo in una nuova modernità. I problemi dell’Europa fra Cinquecento e Seicento si ripresentano su scala globale e in forma accelerata: conflitti politici ed economici sostenuti da ideologie religiose, mutamenti radicali di scenari culturali e geopolitici, rivoluzioni scientifiche che cambiano la percezione dell’umano. Di fronte a queste sfide, tornano a essere necessarie e credibili proprio le idee moderne che il postmoderno credeva finite e che abbiamo bisogno di ripensare.

Roberto Mordacci è Preside della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove è ordinario di Filosofia morale e Filosofia della storia. Dirige il Centro Internazionale di Ricerca per la Cultura e la Politica Europea. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo Rispetto (Raffaello Cortina 2012) e L’etica è per le persone (Edizioni San Paolo 2015). Per Einaudi ha pubblicato La condizione neomoderna (2017).

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